Appunti su "Arte poetica" di Sergio Solmi

Arte poetica 

Sospirata parola, che alla fine
mi sei giunta, m’hai colto
in un momento di disattenzione,
e ti vuoi improvvisa, non cercata,
sfuggente al gesto raro, alla misura
esorbitante. D’una riga t’orli
di mare, gonfi in nube, ti dibatti
come colomba, sorgi in cima al semplice
respiro della voce, all’indolente
mano che ti scandisce ed urgi – trepida
cosa tra cose – a collocarti in questa
calda, screziata, precisa esistenza.

(1950)

da Dal balcone, 1968


Nello Zibaldone, Leopardi scrive che la poesia, quando è autentica, "aggiunge un filo alla tela brevissima della nostra vita. Essa ci rinfresca, per così dire; e ci accresce la vitalità". Così la  "parola" di Solmi, che incalza per trovare posto nella vita dell'uomo: essa è evento repentino e fortuito, puro accadimento, lampo fenomenico che si cristallizza nell'alveo dell'esistenza. La parola è ciò che accade, "cosa tra le cose"; dapprima come riverbero e specchio del creato: "t'orli / di mare, gonfi in nube / ti dibatti / come colomba" per poi acquisire la propria risonanza fenomenica: "sorgi in cima al semplice / respiro della voce". In questa filiazione sonora lo pneuma, il respiro è ciò che infonde vita e genera la parola che può al fine annidarsi, trovare il proprio posto, "cosa tra le cose" nel caldo e ricchissimo grembo della vita. 

Si rammenti l'invito di Verlaine in Arte poetica: "Que ton vers soit la chose envolée / Qu’on sent qui fuit d’une âme en allée / Vers d’autres cieux à d’autres amours". L'origine del canto presuppone il nomadismo e l'irrequietezza dello spirito; e ancora: "Que ton vers soit la bonne aventure / Éparse au vent". L'augurio è che il verso si effonda come "bonne aventure", in una parabola in cui è inscritto il significato stesso della sua vicenda creaturale: con questo suo effondersi – "éparse" –, in cui è implicito lo sperpero e il rischio della consunzione e del fallimento, la parola comincia il suo viaggio avventuroso: che è anche un viaggio che tenta di sogguardare l'al di là del tempo: ad-ventura, ciò che è di là da venire. Parola come attesa e aspettazione che si compia nel tempo profano la sua vicenda.

Tornando a Solmi, la sua "parola", a differenza di quella di Verlaine, mira ad avventurarsi dentro la vita stessa dell'uomo, non tanto per coronarla o celebrarla, quanto per esservi deposta e trovare in essa il proprio significato più pieno e autentico: "ed urgi / [...] a collocarti in questa / calda, screziata, precisa esistenza". Ed è proprio in virtù di questa deposizione, che vede la parola discendere e incastonarsi nel solco della vita, radicarsi tra le sue calde pieghe, che essa verrà esposta al flusso multiforme dell'esistenza – e si ricordi Celan: "La poesia non s'impone più, si espone" –,  per essere forgiata dalle sue vicissitudini, dai palpiti misteriosi dei suoi flutti.













 

1 commento:

  1. "...L'occhio del poeta,
    roteando rapito, frenetico, dal cielo
    alla terra, dalla terra al cielo divaga,
    e come l'immaginazione dà corpo e forma
    alle cose sconosciute, così la penna del poeta
    le volge in figura, e nell'aereo nulla
    offre abitazione e nome."
    (W. Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate, V, i, 9-17, trad. A.Lombardo e N.Fusini, Milano, Feltrinelli, 2006)

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